Fuga di sovranità _ parlando di “Ttip” _ parte 2

…e dopo una parte teorica del precedente post procedo tramite la citazione di elementi salienti di questo articolo:

http://www.linkiesta.it/ttip-trattato-transatlantico-usa-europa

Sovranità: senza dubbio con patti internazionali di questo genere, gestiti fino a poco tempo fa in gran segreto e da organismi di interesse paragovernativo (leggi lobby) è la nozione stessa di Sovranità che va ridisegnata.

Lobby: questo genere di organismo sociale rappresenta gioco forza solo i suoi personali interessi e non quelli di un popolo. Già il fatto che vi sia una o più lobby che stanno negoziando comporta un grave pericolo per il mantenimento della democrazia e per il processo decisionale democratico.

Termine dei lavori: dicembre 2014. Quindi poi in seguito cosa accadrà?

Abolizione dei dazi tra USA e UE. Ci sono senza dubbio sia riflessi positivi che riflessi negativi in questo tentativo di eliminare le barriere protezionistiche (perchè tali nacquero e con questa necessità si sviilupparono) che fino a poco tempo fa insistevano tra USA e UE, volte a tutelare soprattutto le eccellenze produttive dallo strapotere del “costo più basso”.

Problemi per sicurezza, ecologia e salute. Ma qualcuno ci pensa in merito? Non dimentichiamo che l’industria alimentare americana è fortemente deregolamentata rispetto alle leggi vigenti in UE. Non si nasconde, nel prezioso articolo citato, che l’ambito negoziale possa portare all’abbassamento di controlli attualmente presenti sul suolo UE a favore di permesivismi poco tollerabili per i cittadini europei.

Benefici del Ttip soprattutto per le imprese multinazionali.

http://www.mondoallarovescia.com/le-multinazionali-hanno-piu-potere-e-ricchezza-delle-nazioni/

Se tutto ciò non significa cedere sovranità….!

 

Fuga di sovranità _ parlando di “Ttip” _ parte 1

…dall’art. 1 della Costituzione della Repubblica Italiana che al II comma recita: “La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione“…

Ecco un interessantissimo articolo tratto dal sito web www.linkiesta.it a riguardo del famigerato (per alcuni e anche per me) Ttip, ovvero il Transatlantic Trade and Investiment Partnership.

http://www.linkiesta.it/ttip-trattato-transatlantico-usa-europa

Dato che l’articolo è esaustivo di per sè, ritengo più utile però focalizzare l’attenzione su alcune parti del testo che, a mò di bigino, servono per inquadrare l’argomento e far maggior focus sull’aspetto critico di questa ennesima manovra eseguita a scapito della sovranità nazionale, Italiana ma non solo.

Parliamo di fuga di sovranità. Già ma quale? Facciamo il punto della situazione allora partendo da questo concetto che alcuni italiani pare abbiano dimenticato (un pò come la necessità di chiedersi sempre il PERCHE’ delle cose):

– sovranità monetaria: inesistente già dalla creazione dell’€. Dato che gli stati dell’Unione Europea non possono più stampare moneta in casa loro ma affidarsi ai rigidi dettami della BCE, questo principio fondamentale di competenza dello Stato è nullo. Non a caso il potere delle Bance nazionali è decaduto con l’andare del tempo. Non dimentichiamo inoltre che gli stati nazinali devono sottoporre agli organismi europei persino le leggi c.d. di Stabilità, le vecchie Finanziarie (è argomento del giorno d’oggi). Più spogli di sovranità di così….!

– sovranità territoriale: questa per adesso è ancora piuttosto tutelata, almeno fino a quando non scoppiasse una guerra. In ogni caso non focalizziamoci su questo aspetto perchè non rientra per ora nel mio percorso di ricerca.

– sovranità militare: il fatto di appartenere ad organismi internazionali (ONU) porta necessariamente una cessione parziale di sovranità per quanto riguarda la tutela. Il tutto per motivi di coordinamento tra interforze militari internazionali. Anche in questo caso la cessione di sovranità militare comporta (vedi la questione F35) una considerevole discussione sulle implicazioni politiche ed economiche ad essa correlate.

– sovranità politica: l’autorità dello Stato di imporsi sui cittadini per regolamentare la loro vita è certamente piena, ma, l’appartenenza ad organismi internazionali, talvolta, comporta che la politica debba sottostare a regole esterne. Peggio ancora se parliamo di “potere delle lobby”.

– sovranità legislativa: in questo caso, senza farla troppo lunga, siamo messi veramente male. Pensiamo alle ingerenze che l’UE fa in riferimento a disposti europei che incidono pesantemente nel percorso legislativo nazionale. Pensiamo al Patto di Stabilità, solo per citare un esempio e alla necessità degli stati nazionali di fare i compiti perchè poi siano vagliati dalla Commissione Europea e dai membri che ne fanno parte. Un complicatissimo gioco di potere e di equilibri che permette a nazioni altamente rappresentate di poter far la parte del leone, e a nazioni non adeguatamente rappresentate, di soggiacere.

– sovranità economia: meglio leggere questo articolo…. e rimandare al prossimo post  http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/03/14/sovranita-nazionale-economica-ma-e-davvero-cosi-importante/529924/

…to be continued…

Riflessioni sulla trasversalità tra ecologia, psicologia e politica economica contemporanea

Certe volte vengo sopraffatto dalla facilità con la quale, una piccola riflessione su argomenti attuali possa innescare riflessioni, trasversali e originali, che abbracciano diversi campi del sapere.

TFR, crescita, sviluppo, politica, psicologia dell’influenza sociale.

Sono parole che mi sono rimbalzate nella mente in un sol momento andando a costituire un filo rosso sulla mia sconclusionata riflessione attuale. Per meglio capire da dove prendo le mosse è meglio ascoltare chi veramente di questi argomenti ha una padronanza eccellente, Serge Latouche.

http://www.beppegrillo.it/videos/0_zb7ftaq5.php

Pare tutto molto semplice e forse la semplicità del filosofo ed economista francese è forse anche veritiera! Bisogna cambiare modo di vedere la nostra economia e il nostro modo di vivere. Bisogna ricominciare a chiedersi, filosoficamente….perché.

Perché dobbiamo lasciarci abbindolare dal luccichio del nuovo e tralasciare quello che già in nostro possesso costituisce una proprietà duratura e affidabile? Già Arne Naess parlava di quello che era la tendenza della gente a voler comprare e sostituire il vecchio con il nuovo. Questo paradigma purtroppo prende piede non solo a livello economico, portando ai massimi livelli il consumismo e il dispendio di moneta, ma anche a livello antropologico e umano. Ci dimentichiamo così di quanto potrebbe essere molto più semplice, invece che chiedere più denaro, forse, spendere quello che abbiamo, meglio.

Perchè avere più denaro in tasca deve necessariamente riflettersi nel miglioramento della mia condizione di vita? Mi riallaccio alla questione attuale relativa al rilascio, possibile, eventuale, del TFR (trattamento di fine rapporto); si tratta di una delle balzane idee venute agli onori della cronaca proprio in questi giorni. Dico io, ma è proprio il caso portare le persone ad un disastro sociale annunciato? E che dire poi del sistema di salvaguardia di questi crediti che verranno sborsati da aziende già di loro in crisi?

Che ne sarà per esempio dei figli di questi lavoratori, che, giunti in aria di nozze chiederanno un aiuto ai loro genitori e si sentiranno da loro rispondere che non hanno più alcuna disponibilità, più alcun tesoretto disponibile per loro? Come possiamo pensare allo sviluppo se abbiamo in mente solo quello economico, e non umano?

Perché deve essere così scontato che si esce da una crisi solo se si riprende a crescere? Che termine assoluto mi significa questo dover crescere? E rispetto a chi? Siamo diventati per caso tutti delle multinazionali malate di crescita ad ogni costo?

Dovremmo tutti riflettere e iniziarci a chiedere se, quello che ci viene detto, è poi vero o se forse è solo diventato il frutto di una abitudine volta a celare deliberatamente il vero e far emergere solo una coltre di una abitudinaria falsità.

Memento mori.

“Neurolandia” Eugenio Benetazzo – 2012 – Milano – Chiarelettere

“E nel frattempo l’esecutivo dei cattedratici (M.Monti ndr) si trastulla con l’articolo 18 e le cosiddette regole del mercato del lavoro. A costoro vorrei spiegare qui che il problema vero, in italia, è quello di crearo occupazione” p.81

“…si staglia netto il rischio di un’ulteriore contrazione occupazionale, per cui al momento attuale appaiono davvero molto incerte le capacità dell’Europa (e dell’Italia) di produrre nuovi posti di lavoro attraverso la cosiddetta politica di austerità” p.82

Queste poche righe si leggevano 2 anni fa. Altro da aggiungere?

dEfficienza Energetica. Il suddito UE e il sovrano RUSSIA

13esimo anniversario dell’attentato alle Twin Towers, oggi. Un unico grido dovrebbe levarsi da Nord a Sud, da Est a Ovest:

PACE E RISPETTO PER L’ALTRO

Cambiamo fronte politico ma il problema sul tappeto è il medesimo. Proprio oggi, l’UE ha deciso un nuovo piano di sanzioni contro la Russia, per le ragioni che ben tutti conosciamo.

La risposta russa a queste iniziative a mio parere doverose non era venuta a mancare già giorni fa (diminuzione dei flussi di gas verso alcune nazioni, tra le quali la Polonia); rimane da attendere cosa si inventerà questa volta Putin e il suo entourage.  Per chiarirsi le idee conviene quindi leggersi un articolo comparso oggi su Il Sole 24 Ore

http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2014-09-11/la-ue-approva-nuove-sanzioni-russia-colpiti-giganti-petrolio-134918.shtml?uuid=ABznQlsB

Continuo a sostenere che, se una delle motivazioni statisticamente più rilevanti all’insorgere di una guerra sia da annoverarsi alla necessità di controllare la disponibilità e la fornitura di “energia”, la soluzione incontrovertibile è fare in modo che quante più persone possibili abbiano la possibilità di svincolarsi da questa potenziale minaccia, che invece che diminuire sta invece aumentando sempre più.

Vincere il potenziale di ricatto di nazioni come Russia, IRAQ, è possibile solo svalutando il valore dell’importanza del ricatto stesso: l’energia. Chiaro, questo non può accadere solamente chiudendo un rubinetto ed aprendone un’altro, ma attraverso una politica energetica basata sull’autonomia e su un’energia disponibile per tutti; quella pulita.

Manifesto per un’Europa decrescente

Manifesto per un’Europa decrescente   Link

Non è questione di essere pro o contro il progresso, di essere di sinistra o di destra, di essere a favore o contro il potere delle multinazionali, di essere ambientalisti, conservatori o progressisti.

Queste sono solo categorie.

Bisogna chiedersi invece se quanto ci è stato mostrato come normale fino ad ora, e al quale abbiamo creduto e considerato come normale e scontato, abbia senso.