Obersaxen (CH) _ 13/09/14

IMG_1019Ad un anno di distanza, la visita ai boschi di Obersaxen (CH – Canton Grigioni) è sempre motivo di emozioni e contemplazione.

Dentro al boscoOsservare la natura è attività assai interessante, specie se si procede, come insegnato, prima dal globale e poi, man mano avvicinandosi al particolare.

Si scoprono così delle connessioni tra l’uno e il tutto formidabili, sorprendenti.

Si tratta di attuare così il piccolo grande esercizio che chiamo di “fenomenologia ecologica”; il grande bosco, il suo respiro, i colori intensi da una parte e delicati dall’altra, le sue continue interazioni tra flora e fauna (molto più nascosta agli occhi dell’ignaro visitatore). La vista, proprio come accade quando ci immergiamo in una stanza buia, gradatamente deve abituarsi alle nuove stimolazioni sensoriali. Stessa cosa accade al senso dell’udito (l’abituazione coinvolge di per sè tutti i sensi): la differenza tra il rumore della macchina che ci porta ai margini del parco, e il silenzio chiassoso, rumoroso, sonoro, della natura è estremamente differente.

Se ben ci pensiamo siamo noi, proprio noi,  e non l’ambiente attorno, che ci abituiamo alle sollecitazioni sensorie che incontriamo. Questo vale certamente in ogni ambiente ma, quale poi sarà il motivo che ci porta, lungo un sentiero, a sentire il bisogno di ridurre il volume della nostra voce, a rimanere in silenzio e a voler “sentire” quello che la Natura vuole comunicarci?

E così, dall’uno al tutto e dal tutto all’uno, un movimento percettivo simile al nostro respiro, fatto di alternanze, di pause, di crescendi, diminuendi; come in musica dopotutto. Dobbiamo riuscire ad esercitare il nostro organismo, soprattutto quello interiore, a percepire questo respiro, rielaborarlo, farlo venire a galla e così permettere al semplice percetto di diventare,

emozione

Fuori dal bosco

 

V@rese L@ke_cosa dovrebbe e cosa NON dovrebbe essere

Riporto un articolo che che ho letto a riguardo della situazione di pericolosa eutrofizzazione nella quale versa il Lago di Varese.

http://www3.varesenews.it/varese/lago-le-analisi-del-cnr-sotto-accusa-l-alga-lyngbya-295750.html

Adesso invece riporto un altro articolo, inglese…

http://www.huffingtonpost.com/ben-klasky/schools-back-in-session-m_b_5796788.html?utm_hp_ref=tw

Troppo semplicistico fare qualsiasi paragone, certo la riflessione dovrebbe spingere ognuno di noi a riflettere su alcune considerazioni:
– il futuro dei nostri figli dipende anche da come gli adulti di oggi gestiscono il presente e i beni a loro affidati

– non si deve mai prescindere dalla necessità di creare, a livello sociale, delle reti di interesse attorno ai tesori naturali che ci circondano.

– L’interesse è la base per ogni attività di azione sociale.

– Pedagogia nella natura: in Italia ancor troppo poco sviluppata, complice l’eccessivo freno burocratico e una concezione dell’istruzione poco creativa.

– Azione politica, base per un buon operare nel bene comune. Inutile investire sulla propaganda e su aspetti solo comsumistici, è necessario fare politica per l’uomo a favore dell’uomo. E così di conseguenza anche la natura ne può beneficiare.

07/09/14 Bregazzana (VA) –> Monte Martica

Bregazzana (VA) – Pian Valdes – passaggio da Monte Chiusarella – Monte Martica (1032) – Punta Rossotti (1028) – Bregazzana.

Scoprire i sentieri attorno a casa sono motivo per poter parlare di ecologia, natura e turismo km 0. Spesso infatti, fare turismo corrisponde a dover prendere la macchina, farsi qualche centinaio di km, alla scoperta di paesaggi che, quasi dando per scontato, non esistono nei dintorni. Chi ha invece la fortuna di abitare in luoghi paesaggisticamente rilevanti (ma che non da per scontato siano tali) invece può scoprire le bellezze che riserva la natura aggiungendo anche il vantaggio di dover percorrere brevi tragitti (almeno in macchina)per raggiungerli.

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07/09/14 Si parte da Varese alle 12.00, raggiunto Bregazzana si percorre il sentiero 14b. non starò a descrivere la parte naturalistica di questa bellissima gita perché vi sono siti amatoriali e professionali che ne descrivono le caratteristiche, a piedi, in MTB, e in tutte le stagioni. Si sa infatti che questa gita è un classico da queste parti. Descriverò invece qualcosa di più profondo e spirituale: la contemplazione e il senso di meraviglia, concetti poco rappresentabili e annotabili. Si tratta di sensazioni e dei rispettivi sentimenti che nascono quando si percepisce qualcosa che risuona maggiormente rispetto alle sensazioni fino a quel momento provate. Mi rendo conto quanto una descrizione possa essere poco produttiva ed esplicativa, ecco che quindi procederò per pensieri, lasciando al lettore lo spazio di fare le sue adeguate conclusioni.

IMG_3719L’arrivo a Pian Valdes è corrisposto al sentimento della “sorpresa”. Ci si rende conto, giunti su questo pianoro di come la visuale sia proprio diversa rispetto a quella che si gode esattamente dall’altro lato della valle, ovvero dal parcheggio del Sacro Monte. Mi vien voglia di sorridere e dico “finalmente!”; quante volte, parcheggiando la macchina al parcheggio, oppure arrivando dalla Via Sacra pensavo a come sarebbe stato il paesaggio goduto dall’altro lato della valle, quali colori avrebbero sfoggiato il Sacro Monte e il Campo dei Fiori. Altra osservazione è la presa di coscienza di essere poco lontani da Varese; già, perché il tipo di flora che si incontra corrisponde a quella del tipico pascolo magro alpino, con il profumo dell’erba e la sua forte consistenza, fiori delicati e profumati; e poi la brezza che trascina sentore di vaniglia e di ciclamino. La presenza delle betulle poi ci riporta a ricontestualizzare il tutto e a trattenere una parte del sentimento della “sorpresa” alla prossima scoperta.

Giungere alla vetta della Martica, dopo il passaggio dalla strada militare mi fa rimanere in religioso silenzio, al pensiero di quanto duro sia stato il periodo della guerra, il sacrificio portato da tante persone e il loro voler combattere per difendere un territorio così prezioso dall’invasione. Per chi non ci era mai giunto prima, come il sottoscritto accade che ti aspetti di giungere ad un altro pianoro, questa volta ancor più esposto; e invece giungi in un piccolo spiazzo ove sono ancor vivi i resti delle costruzioni militari. Non si può non pregare. Il respiro della montagna, pacato, calmo, si inframmezza con quello religioso di un luogo ove il tempo pare si sia fermato.

IMG_3728La necessità di trovare un nuovo punto panoramico viene finalmente soddisfatta dal breve tragitto che si percorre dalla vetta Martica a punta Rossotti. Dapprima le indicazioni non sono precise, anzi, si ha l’idea di aver perso del tempo, non dando invece per scontato che, tra tutto quel fogliame possa stagliarsi un grosso masso che riesce a fare capolino tra gli arbusti e regalare una stupenda vista a 180 gradi. La contemplazione prende forma, accanto a quella croce e a quel piccolo contenitore ove sono depositate le riflessioni di coloro che passando da lì vogliono lasciarne una traccia scritta.

Senti tutta la natura attorno a te, senti il suo respiro; il muoversi del fogliame praticamente ad altezza d’uomo; uno scorso di civiltà si avverte quando si ode il sibilo di un aliante che sta volteggiando sulle nostre teste. Il sole che scompare dietro i cappucci di nuvole e il cambio repentino della temperatura. Attorno a te si stagliano piccole vallette incontaminate e solo in lontananza i centri abitati.

Una preghiera e si riprende la via di casa, appagati non solo dalla vista di queste belle montagne, ma anche dalla percezione del trascendentale che alberga in quei luoghi pieni di farfalle e di silenzio.