Call for Papers “Leaving the Box: Entrepreneurship, Innovation and Initiatives”

Call for Papers “Leaving the Box: Entrepreneurship, Innovation and Initiatives”.

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Fuga di sovranità _ parlando di “Ttip” _ parte 2

…e dopo una parte teorica del precedente post procedo tramite la citazione di elementi salienti di questo articolo:

http://www.linkiesta.it/ttip-trattato-transatlantico-usa-europa

Sovranità: senza dubbio con patti internazionali di questo genere, gestiti fino a poco tempo fa in gran segreto e da organismi di interesse paragovernativo (leggi lobby) è la nozione stessa di Sovranità che va ridisegnata.

Lobby: questo genere di organismo sociale rappresenta gioco forza solo i suoi personali interessi e non quelli di un popolo. Già il fatto che vi sia una o più lobby che stanno negoziando comporta un grave pericolo per il mantenimento della democrazia e per il processo decisionale democratico.

Termine dei lavori: dicembre 2014. Quindi poi in seguito cosa accadrà?

Abolizione dei dazi tra USA e UE. Ci sono senza dubbio sia riflessi positivi che riflessi negativi in questo tentativo di eliminare le barriere protezionistiche (perchè tali nacquero e con questa necessità si sviilupparono) che fino a poco tempo fa insistevano tra USA e UE, volte a tutelare soprattutto le eccellenze produttive dallo strapotere del “costo più basso”.

Problemi per sicurezza, ecologia e salute. Ma qualcuno ci pensa in merito? Non dimentichiamo che l’industria alimentare americana è fortemente deregolamentata rispetto alle leggi vigenti in UE. Non si nasconde, nel prezioso articolo citato, che l’ambito negoziale possa portare all’abbassamento di controlli attualmente presenti sul suolo UE a favore di permesivismi poco tollerabili per i cittadini europei.

Benefici del Ttip soprattutto per le imprese multinazionali.

http://www.mondoallarovescia.com/le-multinazionali-hanno-piu-potere-e-ricchezza-delle-nazioni/

Se tutto ciò non significa cedere sovranità….!

 

Obsolescenza programmata vs l’uomo

Il link di oggi riguarda il concetto di obsolescenza programmata.

http://it.wikipedia.org/wiki/Obsolescenza_programmata

Questo post si riallaccia ad un altro scritto qualche tempo fa, qui. Se questo blog è nato per esprimere considerazioni personali partendo da fatti di attualità riguardanti ambiente sviluppo e psicologia, credo sia necessario, per me in primis,  e per i lettori alle prime armi che avranno la pazienza di leggermi, introdurre man mano alcuni concetti e quindi riflessioni di base. Si tratta dopotutto di crescere e di creare un sentito comune, non certamente una bibbia inutile. Quella vera c’è già.

Consideriamo l’organismo “uomo”, in senso psicologico tradizionale come Lewin ce l’ha descritto. Una entità che immaginativamente possiamo porre al centro di un sistema che, secondo la concezione di Bronfenbrenner lo prevede al centro di una serie di cerchi concentrici, ove identifichiamo fasce di interazione, dal microsistema al macrosistema.

L’interazione è duplice, il campo di forze che viene a generarsi procede su varie e plurime direzioni. E, se nel caso della citata “neofilia” la direzione ipotetica è da intendersi dall’uomo all’ambiente, nel caso della fruizione di un oggetto obsolescente, la direzione è contraria. E secondo me anche più critica.

Nel caso di un comportamento neofilista è l’uomo – certo, con tutte le influenze che promanano da fuori – che deciderà ad un certo punto che è giunto il momento di buttare il vecchio e conquistare il nuovo modello. Non possiamo dimenticare che una decisione è un atto di coscienza, frutto di pensiero e di una analisi. Evitare un comportamento neafilista può essere possibile tramite l’educazione. Banale, ma altamente efficace.

Nel caso di una manifestazione di obsolescenza, peggio ancora se programmata (e quindi premeditata ed organizzata appositamente) quello che accade è la manifesta e subitanea inservibilità di uno strumento che probabilmente proprio in quel momento si sta utilizzando. Si cade nello sconforto e ci si arrabbia per il problema che è accaduto. Il senso di attaccamento che è manifesto soprattutto a riguardo di certi strumenti dotati di valore intrinseco (es. affettivo) e anche monetario porta la persona a trovare ogni espediente per poter ritornare ad utilizzarlo. Ci sono quindi parecchie probabilità che, nel malaugurato caso che si abbia tra le mani uno strumento irreparabile, si sarà spinti ad un nuovo acquisto. Con tutte le conseguenze che esso comporta.

 

V@rese L@ke_cosa dovrebbe e cosa NON dovrebbe essere

Riporto un articolo che che ho letto a riguardo della situazione di pericolosa eutrofizzazione nella quale versa il Lago di Varese.

http://www3.varesenews.it/varese/lago-le-analisi-del-cnr-sotto-accusa-l-alga-lyngbya-295750.html

Adesso invece riporto un altro articolo, inglese…

http://www.huffingtonpost.com/ben-klasky/schools-back-in-session-m_b_5796788.html?utm_hp_ref=tw

Troppo semplicistico fare qualsiasi paragone, certo la riflessione dovrebbe spingere ognuno di noi a riflettere su alcune considerazioni:
– il futuro dei nostri figli dipende anche da come gli adulti di oggi gestiscono il presente e i beni a loro affidati

– non si deve mai prescindere dalla necessità di creare, a livello sociale, delle reti di interesse attorno ai tesori naturali che ci circondano.

– L’interesse è la base per ogni attività di azione sociale.

– Pedagogia nella natura: in Italia ancor troppo poco sviluppata, complice l’eccessivo freno burocratico e una concezione dell’istruzione poco creativa.

– Azione politica, base per un buon operare nel bene comune. Inutile investire sulla propaganda e su aspetti solo comsumistici, è necessario fare politica per l’uomo a favore dell’uomo. E così di conseguenza anche la natura ne può beneficiare.

Manifesto per un’Europa decrescente

Manifesto per un’Europa decrescente   Link

Non è questione di essere pro o contro il progresso, di essere di sinistra o di destra, di essere a favore o contro il potere delle multinazionali, di essere ambientalisti, conservatori o progressisti.

Queste sono solo categorie.

Bisogna chiedersi invece se quanto ci è stato mostrato come normale fino ad ora, e al quale abbiamo creduto e considerato come normale e scontato, abbia senso.